1.1 IL TERRITORIO

Le Caratteristiche Politiche
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1.1.3 Politico

§ La città attraverso l'analisi dei censimenti

§ La distribuzione della popolazione residente nelle località abitate del territorio

§ Il patrimonio residenziale del territorio comunale

§ I nuclei abitati periferici

§ Flussi migratori: dinamiche e mobilità della popolazione residente immigrata

§ L'edilizia economico-popolare nei comparti residenziali del centro urbano di Pomezia

 

Popolazione e territorio
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Associazione Pro Loco)

Andamento e dinamiche demografiche della popolazione residente nel territorio comunale di Pomezia.

La città- industria attraverso l’analisi dei censimenti.

Riguardo alla popolazione del Comune di Pomezia, si possiedono dati abbastanza omogenei e continuativi, sin dal primo anno di nascita.

Con l’inserimento del territorio pometino nella piattaforma di interventi statali per lo sviluppo del Mezzogiorno, si viene a delineare, a partire dalla fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, quella naturale tendenza del territorio comunale stesso a una forte urbanizzazione e a un eccezionale sviluppo demografico, con ritmo di crescita decisamente superiore alla media del Lazio e al resto d’Italia. Ciò è legato sia all’apporto della componente migratoria che ha determinato effetti demografici indiretti circa le dinamiche della componente naturale, sia all’influenza diretta che l’impatto industriale ha assunto sulla realtà geografica del Comune pontino e del territorio circostante.

Nel rilevamento ISTAT del 1961 1 , Pomezia conta una popolazione di 10587 abitanti, registrando un incremento, rispetto al 1951, del 56%. E’ importante notare come la popolazione residente in questi anni, la cui crescita continua è dovuta sostanzialmente alla simbiosi tra componente migratoria e componente naturale sia molto giovane e di condizione sociale generalmente bassa.

Le fasce di età maggiormente rappresentate dal dato statistico sono infatti quelle più fertili demograficamente, più produttive e competitive dal punto di vista economico , rispecchiando una tendenza che costituirà una costante fissa dell’andamento e dell’articolazione strutturale della componente demografica nei decenni successivi.

Nel 1961, Pomezia è già un centro industriale con 399 imprese, 124 unità industriali locali, 1459 addetti 2 . Del resto, il confronto tra i dati del 1951 e quelli del 1961 dimostra il netto spostamento delle energie produttive dal settore primario all’industria, determinando l’attivazione di un processo inarrestabile teso a sviluppare sempre di più il settore industriale, emarginando quello agricolo, sia in termini di estensione di terra coltivata che di manodopera impiegata, senza alcuna possibilità di integrazione tra i due settori. (vd. Tab. II b, 3 ).

Il processo di industrializzazione promuove inoltre una serie di attività indotte, legate essenzialmente al settore commerciale e dei servizi, ancora in predominanza di popolazione attiva maschile. E’ riscontrabile pure un incremento di popolazione attiva nel settore della Pubblica Amministrazione, che sebbene ancora molto lontano dal costituire una delle maggiori risorse economiche ed occupazionali del territorio, inizia ad assumere una funzione non trascurabile nel quadro delle attività cui è impiegata la struttura professionale della popolazione locale 3 .

Il livello d’istruzione diventa ora condizione base per chiunque intenda svolgere attività di gestione con mentalità di tipo imprenditoriale-dirigente, quale garanzia di futuro decollo economico per la cittadina pometina.

Il primo dato interessante che emerge dalla rilevazione statistica ISTAT dell’XI Censimento Generale della popolazione relativa al Comune di Pomezia è la forte crescita della popolazione residente, aumentata a ritmi elevatissimi rispetto al precedente rilevamento del 1961.

La popolazione registrata nel censimento ’71 ( 19040 abitanti ), la densità di unità di residenti nel territorio ( 177ab./ kmq )4 , restano tra le più alte dell’intera provincia di Roma, nonostante la brusca diminuzione di abitanti dovuta alla scissione della località abitata di Ardea, già parte integrante del territorio di Pomezia, che nel 1970 si costituisce Comune autonomo. L’incremento si spiega in parte al saldo naturale sempre positivo, in parte all’effetto- attrazione esercitato da Pomezia in funzione della struttura produttiva acquisita dal suo territorio, periferico alla Capitale. Nel rilevamento intercensuario provinciale, il dato che maggiormente emerge dal confronto tra i due decenni 1951/61- 1961/71 è rappresentato dalle tendenze evolutive in atto nei rapporti di crescita tra i Comuni compresi nella prima cintura urbana della Capitale e il resto della provincia 5 .

I dati dell’Ufficio Anagrafico del Comune di Pomezia relativi al decennio 1960-69 ( vd. Tav.1,3 ),evidenziano chiaramente l’incremento annuale della popolazione residente, più contenuto e graduale nella prima metà degli anni ’60, mai superiore alle 1000-1500 unità, più vistoso nel periodo compreso tra il 1965 e il 1969 con una media annua di 2000 residenti in più.

Nel 1965, Pomezia ha una popolazione di circa 16000 abitanti.

Nel biennio 1968-69, alla vigilia cioè della scissione amministrativa di Ardea che determinerà per il comune pometino la perdita di circa 5700 residenti, si raggiunge l’incremento massimo di popolazione ( + 3568 unità di residenti ) nella storia del suo sviluppo demografico ; la popolazione residente arriva a sfiorare i 24000 abitanti, con un tasso di incremento di +35% rispetto al periodo 1951/61 ; +123% nel periodo 1961-71 6 .

Anche riguardo alle attività economiche, infatti, si possono leggere espliciti segni di crescita rispetto al censimento nazionale 1961.

I due settori economici che registrano ritmi di crescita elevata sono quello industriale ( +17% rispetto al 1961 ) - in coincidenza con l’apertura nell’area pometina delle maggiori e notevoli imprese produttive, forza trainante dell’economia locale nei decenni successivi ( fra tutte , la Sigma-Tau, specializzata nel settore farmaceutico, la più grande industria del territorio per numero di addetti occupati ), che inaugura così una fase di espansione intraprendente e fervente di nuove concentrazioni insediative - e del terziario (+ 5% rispetto al 1961 )7 . ( vd. Tab. II a, 3-tab. II b, 3).

Per quanto riguarda il settore industriale, il confronto tra le due rilevazioni intercensuarie mette chiaramente in evidenza il divario tra le diverse attività produttive. Nel 1971, i settori manifatturieri del legno, dell’abbigliamento e del vestiario, che avevano costituito l’asse portante dell’iniziale economia industriale del centro pontino, sembrano subire un sensibile calo a vantaggio dei settori meccanico - elettronico ( + 26 % di addetti occupati ), chimico-farmaceutico ( +17% di addetti occupati ), cartografico-stampa-editoria ( +4% di addetti occupati )8 . ( vd. Tav. 5,3 ).

Nel corso del decennio successivo, le dinamiche demografiche dei Comuni dell’area urbana della Capitale risentono di una interessante inversione di tendenza, sia naturale che migratoria.

La diminuzione del tasso di natalità, passando drasticamente dal 24,1% del triennio 1972-74 al 13,1% del 1981, - quando Pomezia ha una popolazione di 29925 abitanti 9 ( vd. Tav. 3,3 ; tab. I,3 ),- determina il forte calo del saldo naturale.

L’incremento percentuale della popolazione mostra invece, nel 1981, una diminuzione dell’1,2% 10 .

Con i primi sintomi di congiuntura economica negativa che investe all’inizio degli anni ’70 l’area romano-pontina, dovuta all’immissione sul mercato di nuove tecnologie e alla ristrutturazione del tessuto produttivo verso nuove prospettive di riqualificazione, così come a una serie di effetti legati a fenomeni di natura strutturale, si assiste nel territorio comunale di Pomezia a una decelerazione del fenomeno migratorio.

Nonostante la brusca diminuzione delle fasce di età più infantili della popolazione residente, in virtù dell’abbassamento dell’indice di natalità, e di quelle più giovani, comprese tra 14 e 45 anni ( -1,9% ) e l’aumento invece di quella compresa tra 45 e 65 anni ( +3,2% ) e quella degli anziani oltre i 65 anni ( +0,2% ) 11 , il comune pontino continua tuttavia a conservare una situazione demografica attiva , dinamica, che registra, sia per quanto riguarda la natalità che l’immigrazione, incrementi superiori a quelli rilevati nella Capitale e negli altri Comuni della provincia.

Diminuisce infatti l’indice di dipendenza ( cioè il peso di sopportazione che la popolazione attiva deve sostenere nei confronti di quella non attiva), passando dal 30,1% del 1971 al 25,8% del 1981, confermandosi normalmente basso in città e in aree geograficamente ed economicamente più favorevoli, in virtù dello spostamento continuo di popolazione attiva, soprattutto di età giovanile e intermedia dalle aree più depresse verso quelle di maggiore vitalità economica.

La situazione geo-demografica che il territorio del Comune di Pomezia è chiamato a svolgere nel corso degli anni ’70, è, da una parte, quella di assorbire la continua fuoriuscita di popolazione dalla Capitale, che per la crisi edilizia e la congestione di alcune sue zone, tende ad allargare i propri confini alla fascia dei comuni limitrofi, delegando così ad essi compiti residenziali e produttivi, dall’altra, quella di non saper adeguare al nuovo processo di crescita demografica e territoriale un efficiente sistema infrastrutturale capace di orientarne la crescita in senso qualitativo, in un rapporto di reciproca interazione con la Capitale.

Per quanto riguarda la popolazione attiva impiegata nei settori produttivi dell’economia pometina, le tab.II a, 3- II b, 3, mostrano una, seppure lieve, perdita di occupati rispetto al dato censuario del 1971 nel settore industriale, - che , tuttavia, mantiene ancora il primato tra i settori economici dell’area territoriale, con conseguenze perciò meno preoccupanti circa l’assetto organizzativo delle imprese e l’immissione di manodopera nel mercato del lavoro - a vantaggio del terziario, che, invece, nel corso del decennio 1971/81, conosce un ulteriore sensibile incremento, passando dal 30% del 1971 al 35% del 1981. Si assiste ad una crescita di addetti occupati nel settore meccanico-elettronico (+4% rispetto al ’71 ), comprendente pure il comparto degli impianti e delle apparecchiature di alta precisione, mentre una contrazione subisce invece il settore chimico-farmaceutico (-1% di addetti ) a causa del vento contrario che investe in questo momento la vendita dei medicinali. Il settore però continua a rappresentare, insieme a quello meccanico ed elettronico, il volano dell’economia locale, attraverso il quale si viene a definire la nuova fisionomia che l’industria assumerà nel comprensorio pometino fino a questi ultimi anni. ( vd. Tav.5,3 ).

Nel decennio scorso, mentre da una parte, la popolazione conosce un aumento demografico continuo, pur sempre contenuto, dovuto all’azzeramento delle nascite da parte di una mortalità non ulteriormente comprimibile, dall’altra parte risulta più che raddoppiato l’indice di anzianità, segno dell’ormai diffuso processo di invecchiamento della popolazione legato a costanti socio-culturali in continua mutazione.

Gli effetti negativi provocati dalla crisi congiunturale del sistema produttivo dell’area pometina nella seconda metà degli anni ’80 influiscono sull’andamento demografico della popolazione residente nel territorio stesso, così come è evidenziato dai dati anagrafici comunali relativi al periodo 1982-1991 (vd.tav.3,3 ;tav.4,3 ). Si verificano, infatti, due momenti di opposta situazione : il primo, comprendente il periodo 1982-87, coincide con l’affermazione di attività tecnologicamente ed economicamente più avanzate ; esso vede un incremento di circa 5000 nuovi residenti complessivi, con una crescita di circa 700/1000 unità annue, in parte anche in virtù del processo continuo di " rigetto" di popolazione dalla Capitale verso i comuni della prima cintura urbana ; un secondo momento, invece, a cavallo tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni  ’90, registra invece un pesante scossone nelle mobilità demografiche del Comune, che subisce un decremento di oltre 1700 abitanti ( periodo 1990-91 ), quando cioè l’uscita definitiva del Comune pontino dai benefici di investimento statale della CASMEZ apre una difficile fase di transizione economica, di cui si sta pagando il pesante scotto in questi ultimi anni.

Sebbene sia manifesta l’incidenza maggiore del terziario ( settore che comprende una eterogenea serie di attività indotte, dal commercio ai servizi personali e per la collettività, alla Pubblica Amministrazione e al terziario avanzato ) sul secondario in termini occupazionali nella struttura della popolazione residente attiva in condizione professionale ( vd. Tab. II a,3 - tab. II b,3 ) 12 , il tasso di attività nel settore dell’industria mostra ancora i valori più elevati nel sistema economico locale.

Nonostante il ridimensionamento congiunturale e strutturale sofferto, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, dal comparto industriale, orientato verso la terziarizzazione della sua struttura, Pomezia è , dopo Roma, il comune della provincia che continua ad assorbire il maggior numero di addetti in attività industriali 13 .

Accanto ai comparti trainanti dell’economia industriale locale, ( settore meccanico-elettronico con il 31% degli addetti totali, chimico-farmaceutico con il 25% degli addetti complessivi, seguito dal manifatturiero tradizionale con il 15%, tra cui spicca, per numero di addetti impiegati, quello alimentare, e il cartografico-editoriale, con una consistenza di addetti pari al 10% del valore totale ) ( vd.tav.5,3 ), si assiste parallelamente allo sviluppo di settori eterogenei del comparto industriale, come le bio-tecnologie, il software, l’elettronica digitale per le telecomunicazioni, con clientela diretta nel vicino mercato pubblico della Capitale , e con vistose prospettive di rilancio economico nella prima metà di quest’ultimo decennio. Il settore farmaceutico, insieme a quello chimico, incidono per il 40% dell’intera produzione locale, settore che trova concentrato nella sola area di Pomezia il 90% delle aziende dell’intera provincia di Roma 14 , mentre un incremento di unità locali e di addetti invece conoscono il settore elettronico e dell’informatica ( novità tecnologica dell’ultimo decennio ) e dell’elettronica militare con il 35% di imprese locali e l’editoriale-poligrafico ( con il 10% ) 15 .

Per il trend positivo di crescita demografica registrata nel territorio pometino nella prima metà degli anni ’90, ( nella rilevazione anagrafica del 31/12/1995 Pomezia conta una popolazione di circa 42000 abitanti 16 ) ( vd. Tav.4,3 ) questo resta il primo comune per ampiezza demografica dell’area metropolitana immediatamente a Sud della Capitale.

Esso è favorito dalla stretta vicinanza della grande città più caotica e disordinata, da cui proviene il maggior flusso di nuovi residenti ; inoltre alimenta crescenti fenomeni di pendolarismo ( cioè di spostamento quotidiano di cittadini per motivi di lavoro e di studio dal centro pontino verso la Capitale e dalla Capitale e dai comuni limitrofi verso la cittadina pontina ) con un rapporto addetti/attivi tale da porre il Comune della cintura romana al centro di un sistema urbano di primaria importanza, acquistando connotati sempre più marcati di " quartiere funzionale" della Capitale.

L’inserimento di Pomezia prima nell’operazione di recupero delle aree a declino industriale, sovvenzionata dai fondi del Mercato Comune Europeo ( 1992-93 ), riscattando la cessazione della politica di contributi statali della CASMEZ, la discussione e la conseguente approvazione, poi, dei Patti Territoriali ( 1995 ), rappresentano allo stato attuale un’importantissima prospettiva di riqualificazione strutturale e funzionale non solo per Pomezia, ma per tutta l’area laziale a Sud della Capitale, e una pedina su cui giocare lo sviluppo occupazionale e il riscatto d’immagine del territorio nell’immediato futuro.

1.Intendo partire dal dato censuario del 1961 ( cfr : ISTAT, X Censimento Generale Popolazione, Vol. III, Fasc. 58, Tav. 1, pp. 14-15 ), perché in quel periodo si verificano i primi accenni del grande sviluppo industriale e del forte incremento edilizio che contribuiranno a modificare radicalmente la fisionomia originale di Pomezia. Alla data del Censimento ISTAT 1951 ( ISTAT, IX Censimento Generale Popolazione, Vol. I, Fasc. 59, Tav.1, pp.14-15 ) Pomezia è poco più di un grosso borgo rurale, con una popolazione totale di 6005 abitanti, con un tasso di attività della popolazione attiva in condizione professionale impiegata nel settore primario pari al 75%, ( vd. Tab. II a,3- tab. II b,3 ), e con 47 attività economiche e 104 addetti. 2.ISTAT, IV Censimento Generale Industria e Commercio, Vol. II, Fasc. 58, Tav. 12, pag. 72

3.ISTAT, X Censimento Generale Popolazione, Vol. III, Fasc. 58, Tav. 6, pp. 42-43

4.ISTAT,XI Censimento Generale Popolazione, Vol. II, Fasc. 59, Tav. 1, pag. 3

5.Provincia di Roma," Il decennio 1961-71", in Le dinamiche interne nei tre decenni (1951-61 ; 1961-71 ; 1971-81 ), Roma, a cura dell’Amministrazione della Provincia di Roma, 1983, pag. 21

6.Provincia di Roma, op. cit.., 1983, pag. 21

7.ISTAT, XI Censimento Generale Popolazione, Vol. II, Fasc. 59, Tav. 7, pp. 28-29

8.ISTAT, V Censimento Generale Industria e Commercio, Vol. II, Fasc. 59, Tav. 16, pp. 96-97

9.ISTAT, XII Censimento Generale Popolazione, Vol. III, Tomo 1, Fasc. 58, Tav. 1, pag. 3

10.MOCCI, L., Pomezia : città-industria, Roma, ed. EPI-FederLazio, 1987, pag. 33

11.MOCCI, L., op. cit., Roma, ed. EPI-FederLazio, 1987, pag. 43

12.ISTAT, XIII Censimento Generale della popolazione e delle abitazioni, Fasc. Provinciale Roma, Tav. 5.5., pp. 197-208

13.ISTAT, VII Censimento Generale dell’Industria e dei Servizi, Fasc. Provinciale Roma, Tav. 4.1., pag. 205 ; tav. 4.2 ., pag. 207

14. Unione degli Industriali di Roma e provincia , L’industria chimico-farmaceutica della provincia di Roma nell’ambito regionale, in " L’industria chimico-farmaceutica a Roma ", Roma, 1995, pag. 39

15.Il Pontino Industria , " Uno strumento importante per il rilancio dell’area di Pomezia, i patti territoriali ", Pomezia, n° 55, VII, 1996, pag.7

16. Al 1995 si è voluto porre il limite conclusivo della storia dello sviluppo demografico del territorio di Pomezia, in quanto ultimo anno registrato nell’archivio storico dell’anagrafe comunale

 

La distribuzione della popolazione residente nelle località abitate del territorio
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Una prima considerazione che possiamo desumere dalla visione della carta urbanistica 1 : 10000 del P.R.G. di Pomezia riguarda la divisione del territorio comunale in due aree, contigue e complementari dal punto di vista geografico, nettamente opposte, invece, per funzionalità di attività in esse svolte ; una, Pomezia, che presenta grosse concentrazioni industriali e residenziali, sede del Comune e di tutti gli uffici amministrativi e di tutte le attività commerciali e terziarie. Essa inoltre si configura, nella planimetria generale - occupando tra l’altro la parte più estesa della superficie comunale complessiva - come un unicum urbanistico sorto in modo rapido, intensivo, disordinato, con ampie fasce di disorganizzazione territoriale, con le sofferte conseguenze circa l’assetto ambientale della zona stessa ; l’altra area, Torvaianica, con l’appendice della vicina zona di Pratica di Mare, è a forte indirizzo turistico-residenziale, seppure visto in un contesto territoriale più ampio.

Considerando, infatti, le località comunali in funzione della distribuzione di popolazione residente, se da una parte, Pomezia resta il centro urbano più popoloso del territorio comunale, Torvaianica registra l’interessante dato di località con maggiore percentuale di popolazione distribuita nell’intera superficie abitata. Seguono le località abitate di Santa Procula, Pratica di Mare, Santa Palomba.

Il centro capoluogo, Pomezia, è diviso in due comparti ;   la vecchia zona residenziale è sorta attorno al nucleo storico di abitazioni attigue alla piazza centrale costruite durante il periodo fascista, alla nascita del borgo rurale, ampliatasi poi negli anni ’60 e ’70, in parte sotto l’impulso dell’industrializzazione, in parte sotto la spinta del continuo flusso di popolazione proveniente da altre residenze, in particolare dalla Capitale verso i limitrofi comuni della prima cintura urbana. Il nucleo urbano centrale del capoluogo comunale si sviluppa in senso Nord-Est- Sud-ovest a partire dai due assi viari primari della S.S. 148 Pontina e della S.P. 101 Albano-Torvaianica su un sistema di strade parallele e trasverse adiacenti e congiunte lungo una direttrice orizzontale, - la Via Roma - fiancheggiata da una successione ininterrotta di piccoli esercizi commerciali di prima necessità ricavati al piano terra di edifici ad uso abitativo dalla tipologia architettonica monolitica e ossessiva, e con funzione primaria di convogliare tutto il traffico che dalla struttura urbana cittadina si riversa verso il contesto periferico.

L’attuale zona di espansione insediativa, concepita per risolvere la forte saturazione dell’area urbana centrale, denominata " NUOVA LAVINIUM", è situata, invece, nel quadrante sud-occidentale della perimetrazione cittadina, compresa da una parte, tra la S.S. 148 Pontina, l’area del Parco Naturale del Sughereto e dell’adiacente Cimitero Militare Tedesco e dall’altra, tra la SP 101 Albano-Torvaianica, l’area archeologica Lavinium-Pratica di Mare, con sorta di integrazione verso sud con l’area a recupero urbanistico Vicerè- La Macchiozza, avamposto dell’estrema propaggine meridionale di costruzioni urbane cittadine, e verso ovest, con l’area a espansione residenziale del comprensorio pometino di Collefiorito.

Poiché tuttavia alla decisiva espansione demografica e urbanistica, anche in ottemperanza alle disposizioni normative in materia di edilizia pubblica ( legge 167/ 62, D.M. n. 4555 del Ministero LL.PP che, tra le varie clausole, fissa quella della concentrazione nelle aree urbane a forte industrializzazione di insediamenti edilizi di destinazione economico-popolare in percentuale non inferiore al 75% ) non è corrisposto un adeguato strumento di controllo e di pianificazione territoriale, il centro di Pomezia riproduce nella situazione attuale la realtà architettonica e urbanistica delle grandi periferie metropolitane : grossi agglomerati cementificati di costruzioni, di cubatura eterogenea e dalla fisionomia architettonica niente affatto esaltante, cresciuti in modo rapido, intensivo, con forti carenze di servizi e di verde pubblico, nonostante gli sforzi compiuti, peraltro poco incisivi, per garantire vivibilità ed equilibrio con l’ambiente circostante.

L’altro grosso centro, secondo a Pomezia per numero di abitanti residenti, di rilevante peso urbanistico soprattutto durante la stagione balneare, è Torvaianica 23. (vd. Tab. V a, 3 ).

Il centro, sorto nella prima metà degli anni ’50 attorno a un primo sporadico gruppo di insediamenti lungo la linea di costa, si presenta nella situazione odierna come un lunghissimo muro di cemento comprendente villette unifamiliari, palazzine con seconde abitazioni, alberghi, ristoranti, locali multiuso, fatto oggetto di una forte speculazione edilizia che ha reso uno dei tratti più interessanti per morfologia paesaggistica dell’intera costa tirrenica presidio di molti costruttori con il concorso delle amministrazioni locali, troppo spesso accondiscendenti a logiche affaristiche e

speculative piuttosto che attente e sensibili alla tutela ecologica dell’ambiente circostante, con gravi disagi per il visitatore o il residente circa la visibilità e la godibilità del mare stesso 24 . Occorre considerare inoltre che all’intensa attività edilizia non si è accompagnata fino a questo momento un’adeguata distribuzione di strutture, di spazi verdi, di attrezzature ricettive, per lo sport e il tempo libero, tale da far decollare il centro costiero nel " Gotha " delle maggiori stazioni turistico-balneari italiane.

Torvaianica, che nella rappresentazione cartografica del P.R.G. assume la classica configurazione degli insediamenti lineari, si è sviluppata lungo la strada litoranea che lo attraversa con un lungo rettifilo da Nord a Sud, con costruzioni di diversa tipologia e funzionalità, realizzati spesso senza regola, sfruttando al massimo tutto lo spazio disponibile, dapprima tra l’arenile demaniale e la Via Litoranea. Poi, in un secondo momento, a mano a mano che la zona cresceva di valore, anche i lati dei terreni posteriori collegati alla litoranea da assi viari trasversali disposti a " spina di pesce " sono stati interessati da massicce concentrazioni residenziali, in più file, fino a intasarne la campagna retrostante.

Iniziative immobiliari successive hanno poi determinato la costituzione di nuclei urbani - individuabili peraltro, in un ambito territoriale più ampio, lungo tutto il litorale a sud di Roma - di rilevante consistenza demografica, in virtù anche dell’opportuna trasformazione di molte seconde residenze in case di prima abitazione ( come è evidenziabile, per esempio, per Martin Pescatore e Torvaianica Alta ) (vd. Tab. V a ,3), costruiti a monte della costa, ma con la stessa qualità di vita dei centri urbani, dotati ormai di tutti i servizi primari, seppure con funzionalità di tipo turistico-residenziale legata al limitrofo centro costiero.

La collocazione geografica del centro abitato di Santa Procula occupa l’ampia superficie a intenso sfruttamento agricolo del quadrante meridionale del territorio comunale di Pomezia. Il territorio odierno è il risultato dell’ampliamento delle grandi tenute latifondiste in cui era suddiviso il territorio agricolo originale, le cui proprietà, ereditate da particolari enti ( come l’Opera Nazionale Combattenti ) sono state distribuite, frazionate a riscatto 25 alle famiglie coloniche, provenienti soprattutto

dalle regioni a maggiore densità agricola dell’Italia Settentrionale, al fine di ripopolare e sfruttare i nuovi territori dell’area pontina, dopo i necessari interventi di sistemazione idrogeologica e di bonifica integrale. La costruzione delle case coloniche sui poderi assegnati ha determinato così un insediamento sparso collegato inizialmente a un nucleo di servizio, la cui funzione è venuta progressivamente meno con l’ampliamento e lo sviluppo del vicino centro urbano di Pomezia.

L’attuale concentrazione edilizia è caratterizzata da fitti insediamenti sparsi cinti da piccole porzioni di verde, disposti lungo un punto di confluenza comune. L’elevata densità di impianti industriali compresi tra il vecchio tracciato della Via Pontina e la SP. Laurentina che qui si congiungono a cono di imbuto e che attraversano lungo

il loro percorso la località abitata più spostata verso l’interno rispetto alle due arterie viarie, e delimitata a nord dall’ansa incassata del Rio Torto, maggiore corso d’acqua del territorio comunale, non ha risparmiato neppure uno dei tratti più puri di paesaggio rurale della Campagna Romana - così come si evince dalla presenza sparsa dei vecchi casali sul terreno di natura vulcanica del territorio circostante, lungo la strada di collegamento Laurentina- Ardeatina - venendo così ad alterare l’ambiente originale, degradandolo a tal punto che l’ubicazione nel suo territorio, di discariche abusive di raccolta di RSU e di quella, posta in località Cerqueto di Santa Palomba, deputata allo smaltimento dell’amianto inertizzato riconosciuto come sostanza cancerogena, così come la presenza dell’impianto industriale di lavorazione dei grassi animali con relativa stazione di trasferenza dei rifiuti, contribuiscono ad aggravare la già precaria situazione sanitaria della zona, con ripercussioni sulla salute degli abitanti e delle falde acquifere del territorio comunale stesso.

Per quanto riguarda Pratica di Mare, se si esclude la presenza sul suo territorio della base dell’Aeronautica Militare Italiana e l’ubicazione di insediamenti industriali nella parte nord-orientale della sua delimitazione geografica, cioè a monte dell’area di Castel Romano, e nell’area compresa tra i km 23 e 27 della S.S.148, con diramazione sulle vie Montedoro e Carlo Poma, sui quali attualmente è concentrato il suo peso urbanistico, la sua posizione al centro della vasta zona archeologica dell’antica Lavinium, e la tipologia insediativa della campagna circostante, nonché l’impianto settecentesco dell’ormai non più abitato " borgo ", pensato e realizzato " a misura d’uomo ", ne fanno una località oltre che di suggestivo interesse storico-culturale, anche di attraente concentrazione residenziale, essendo ormai immediato l’ampliamento e la congiunzione mediante arteria viaria tangenziale tra il nuovo comparto residenziale COLLI DI ENEA, sul lato sinistro della SP 101 Albano- Torvaianica e del vecchio borgo e i moderni quartieri occidentali e sud-occidentali del centro urbano pometino.

Il centro abitato di Santa Palomba, infine, è ubicato nell’estrema parte orientale del territorio comunale di Pomezia, a ridosso della linea ferroviaria Roma-Napoli, tra la strada di collegamento Albano-Torvaianica e la via Valle Caia in un contesto urbano misto di concentrazioni abitative, agglomerati industriali e fasce destinate a uso agricolo. Legato essenzialmente alla presenza del terminal-merci ferroviario, peraltro in fase di ampliamento, la località abitata riveste una posizione strategica per la vicinanza dei comuni limitrofi di Roma e Albano, mediante collegamenti stradale con la stessa SP 101 e la via Ardeatina, percorsa dal traffico pesante di tipo industriale che dal territorio pometino si dirige verso il G.R.A. e il centro di Roma, e ferroviario, contribuendo così a inserire il territorio di Pomezia nell’articolato sistema di scambi nazionale ed estero 26.

23. ISTAT, XIII Censimento Generale della popolazione e delle abitazioni, Fasc. prov. ROMA, tav. 6.3, pag. 282

24. DE VECCHIS, G., L’espansione di Roma nella costa laziale mediante la casa seconda, Roma, Istituto di Geografia, Università " La Sapienza ", 1979, pag. 69

25. Forma di contratto agricolo, dove il venditore si riserva il diritto di riavere la cosa concessa attraverso la restituzione del prezzo pattuito, il rimborso delle spese effettuate per la manutenzione della cosa posseduta nonché per la valorizzazione della cosa stessa

26. Comune di Pomezia , Piano Regolatore Generale del Comune di Pomezia, Pomezia, 1967, pp. 1-70

Gli insediamenti abitativi.

Il patrimonio residenziale del territorio comunale.
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L’intenso ritmo di crescita abitativa dovuto alla fortuna della sua dinamicità economica e alla strategica posizione geografica, ha contribuito senza dubbio a collocare Pomezia ai primi posti, fra le maggiori e più importanti località urbane del Lazio, sia per patrimonio residenziale che per mercato dell’alloggio.

L’aumento più significativo di abitazioni si verifica già a partire dal decennio 1951/1961, cioè agli albori dell’industrializzazione e in una fase dove i tassi di incremento della popolazione erano ancora molto lontani da quelli del decennio successivo. E’ in questo momento che si assiste all’ampliamento dell’originario nucleo abitativo del centro-capoluogo, limitato alle costruzioni istituzionali e agli edifici residenziali disposti a schiera secondo i moduli di un’architettura, informata al criterio della ruralità, quale appunto quella popolare-fascista 1, attigui alla piazza centrale, ancora cuore animato degli incontri e della vita cittadina, in un tessuto urbano i cui ripetuti interventi di stratificazione hanno riempito lo spazio solo in ragione della necessità, in assenza cioè di un effettivo programma di arredo ragionato e strutturato.

Dunque, tutta la zona del centro urbano pometino perimetrato dagli assi viari primari della S.S. 148 Pontina e della S.P. 101 Via del Mare e coincidente grossomodo all'attuale superficie del quartiere cittadino " San Michele", attraversato nel quadrilatero interno dalla direttrice orizzontale Via Roma, con il suo diretto prolungamento nella Via Virgilio ( già esistente nella vecchia topografia urbana e concepita quale asse stradale finalizzato inizialmente a innestare il centro urbano nel contesto rurale meridionale del territorio ) e comprendente il fitto reticolo parallelo e trasverso di vie ad esse adiacenti e congiunte, si arricchisce di strutture di edilizia abitativa a elementi disparati in vivo contrasto, tipici di un centro in rapida e libera crescita, quale Pomezia conoscerà nel corso dei decenni ‘ 60 e ‘ 70, grazie al nutrimento con i finanziamenti CASMEZ.

Contemporaneamente allo sviluppo urbano del centro di Pomezia, si assiste al fenomeno della " litoralizzazione " della fascia costiera rientrante nel proprio territorio, che, seppure non registri ancora un vero e proprio ipertrofismo demografico permanente, riceve tuttavia una concentrazione di abitanti rilevante dovuto in primo luogo al forte abusivismo esistente 2 , così come attesta d’altronde l’alterazione dell’equilibrio naturale di uno dei più bei tratti di duna costiera del territorio laziale.

Il fenomeno è evidenziato infatti dall’elevato numero di case non occupate di proprietà, il cui valore nella rilevazione statistica ISTAT del 1971 è più che triplicato rispetto a quello del 1961 (4723 abitazioni nel 1971 3 contro le 1447 del decennio precedente 4 .

L’intenso inurbamento conosciuto dal territorio comunale di Pomezia avviato negli anni ‘ 60, e propagatosi nel corso dei decenni successivi in conseguenza dell’effetto-espulsione esercitato dalla Capitale, da una parte determina fenomeni di saturazione delle aree occupate già esistenti, dall’altra l’adozione di strumenti urbanistici ( P.R.G., Piani Particolareggiati Esecutivi, Piani di Zona ), la cui attivazione risponde all’esigenza di intessere un legame sempre più stretto tra città e utenza lavorativa in una realtà socio-economica, quale quella di Pomezia, che costituisce paradossalmente un’anomalia, nell’ambito della geografia dell’area metropolitana romana, in quanto la maggior parte di popolazione lavorativa che opera nelle strutture produttive dell’area pometina, vivendo altrove, resta sostanzialmente distaccata dal contesto cittadino.

L’impetuosa crescita edilizia legata alla forte richiesta di domanda abitativa, inoltre, ha fatto la fortuna di intraprendenti gruppi imprenditoriali presenti in loco, che da piccoli artigiani si trasformano nel giro di pochi anni in imprenditori edili veri e propri, con competenze legate alla gestione completa del ciclo edilizio e non soltanto alla fase più direttamente tecnica 5 .

La crisi edilizia nella grande città tra gli anni ’70 e ’80 legata all’alto costo delle abitazioni in vendita e a difficoltà di locazione così come la difficoltà di reperire aree libere a prezzi convenienti ha rappresentato per i centri limitrofi della prima cintura metropolitana un forte fattore di attrazione residenziale.

Nel caso del Comune di Pomezia, da una parte, il fenomeno di trasformazione di abitazioni adibite a seconde residenze in case di prima necessità, rilevabile soprattutto nei nuclei urbani immediatamente a monte della fascia costiera della località comunale di Tor Vaianica sta a indicare il tentativo di frenare l’incessante pressione sul mercato edilizio locale legato ai nuovi flussi migratori ; dall’altra l’esistenza di un massiccio mercato immobiliare è legato sia allo sviluppo della pendolarità " in uscita " ( cioè di nuovi residenti stabilitisi a Pomezia legati alla Capitale da quotidiani rapporti di lavoro ), sia all’espansione continua del nucleo urbano cittadino verso i contesti periferici del territorio comunale.

Nel 1981, il 51% dell’intero patrimonio abitativo comunale è costituito da case occupate di proprietà  6 , nel 1991 le abitazioni di proprietà costituiscono il 65% del totale delle abitazioni occupate, mentre quelle in affitto costituiscono appena il 27% 7.

Nonostante la tendenza all’acquisto personale dell’immobile abitativo e alla forte riconversione del patrimonio edilizio esistente, notevole resta l’incidenza sostenuta dalla seconda casa nel panorama insediativo comunale, tanto da collocare Pomezia ai primi posti tra i comuni della provincia di Roma per possesso di " seconde residenze " utilizzate sempre più frequentemente durante tutte le occasioni di riposo o di vacanza nel corso dell’anno, in virtù anche della facile accessibilità dalla vicina metropoli romana, che consente a queste di essere raggiunte agevolmente, senza cioè eccessivo dispendio di tempo 8.

Sia per l’area urbana di Pomezia, a forte presenza di concentrazioni residenziali e produttive, sia per quella a connotazione turistico-residenziale di TorVaianica, si può dire che l’attrazione esercitata su chi rifiuta la congestione permanente di Roma non preclude il rapporto funzionale con la grande città, con la quale la cittadina pontina continua a vivere un circuito di interagenza reciproca.

1. MARIANI, R., Fascismo e città-nuove, Milano, ed. Feltrinelli, 1976, pag. 124

2. DE VECCHIS, G., " Recente evoluzione delle strutture insediative del Lazio ", in Bollettino della Società Geografica Italiana, supplem. al vol. XI, Roma, 1982, pp. 197-208, cfr. pag. 206

3. ISTAT, XI Censimento Generale della Popolazione, Vol.II., fasc.59, tav. 16, pag. 73

4. ISTAT, X Censimento Generale della Popolazione, Vol.III., fasc. 58, tav. 10, pp. 66-67

5. ARMATO S., NOCIFORA E., Famiglia e lavoro in una città-nuova. Il caso di Pomezia., Roma, Irsea, 1989, pag. 150

6. ISTAT, XII Censimento Generale della Popolazione, Vol.II., tomo 1, fasc. 58, tav. 13, pag. 73

7. ISTAT, XIII Censimento Generale della Popolazione, fasc. prov. ROMA., tav. 6.2., pag. 274

 

I nuclei abitati periferici
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(Associazione Pro Loco)

Oltre ai centri, un’altra considerazione che scaturisce dall’osservare la cartografia del territorio pometino riguarda la diffusa concentrazione di popolazione residente in nuclei abitati, cioè in aggregati di edifici ad uso abitativo, per lo più privi di punti di raccolta e di servizi primari, sorti spontaneamente sull’intera superficie comunale ; essi costituiscono ora una realtà certo non di secondo piano nel contesto urbanistico generale, se si tiene conto del fatto che circa il 35% della popolazione totale preferisce stabilirsi al di fuori dei centri urbani.

Alcuni di questi nuclei ( Campo Iemini, Campo Selva, Campo Ascolano, Maggiona, Valle Caia ) 27 ( vd. Tab. IV b 1, 3 - tab.V, 3 ) sono il risultato dell’ampliamento di vecchie tenute agricole, che, riscattate dai coloni venuti a dissodare e a sfruttare il suolo neo-bonificato per fini stanziali, distinguendosi per patrimonio di iniziative lasciate nell’area romano-pontina di nuova costituzione, sono state poi rivendute come aree edificabili a società immobiliari attirate dalla vivacità di questo mercato.

Per altri, invece, ( Castagnetta, Vicerè, La Macchiozza 28 Campobello-Monte Dell’Ara, Monachelle ) ( vd. tav. 7,3 ) si tratta di costruzioni realizzate in appezzamenti lottizzati a convenzione mista misurati con indici di edificabilità, in contrasto con la pianificazione originaria adottata dal P.R.G., o in assenza di una perimetrazione ben definita, che la realtà di fatto, l’eccessivo frazionamento della proprietà e le successive modifiche ai siti stessi hanno sottoposto recentemente a procedure di sanatoria volte sia al loro recupero urbanistico sia a una migliore riqualificazione funzionale degli stessi.

La rappresentazione della tav. 7,3 relativa alla distribuzione geografica dei nuclei abitati per circoscrizione territoriale, mette in evidenza l’espansione " a macchia d’olio " assunta da tali aggregati sulla superficie del territorio stesso.

Alcuni di essi appaiono come diretto prolungamento dei centri urbani di Pomezia e Torvaianica, ponendosi quasi senza soluzione di continuità tra due centri contigui (come nel caso dei nuclei di Vicerè e de La Macchiozza ) ; altri risultano disegnati come ponte di congiunzione tra due località abitate limitrofe ( come nel caso dei nuclei di Campobello-Monte Dell’Ara e della Maggiona, compresi tra le vie Pontina e Laurentina, o nel caso dei nuclei di Monachelle e Torremaggiore, tra le vie Laurentina e Ardeatina, separando così le due località abitate di Pomezia e Santa Palomba, nel quadrante orientale della planimetria del territorio comunale ), oppure come la Castagnetta, di nuova pianificazione urbanistica, località compresa tra i comuni di Pomezia e Ardea. Altri risultano concentrici a località abitate già esistenti 29 .

La vicinanza al centro urbano di Pomezia, dove sono concentrate tutte le attività economiche e commerciali e i servizi fondamentali, e il fatto stesso per molti di questi siti edificati di trovarsi in posizione marginale più tranquilla, con livello di vivibilità, di godibilità maggiore rispetto all’ambiente urbano congestionato e industrializzato, sono elementi che possono essere spiegati con la tendenziale inclinazione di molti residenti locali a stabilirsi nelle zone comunali più esterne ai centri urbani. Altri fattori localizzativi ci vengono suggeriti dalla tipologia e dall’aspetto delle strutture residenziali esistenti - generalmente villette, villini, palazzine mono-bifamiliari ad uno o due piani, di cubatura complessiva di poco inferiore ai 150000 mc., con cantina e locale per autorimessa sotterraneo o adiacente al fabbricato, con piccole aiuole a giardino ben curate e fungenti da ingresso alle proprietà, e delimitate da muri di cinta o cancellate. Queste, poste talvolta in posizione isolata nei comprensori edificati periferici, sembrano esprimere desiderio di tranquillità, ricerca di uno spazio proprio magari a contatto con la natura, ma anche disaffezione per forme di vita condominiale o socializzata, tipiche della città.

L’assenza inoltre di insediamenti industriali, la presenza di strade di collegamento tra i nuovi comprensori edificati e la viabilità primaria di congiungimento dei centri urbani comunali con il resto del territorio circostante, il clima favorevole del litorale, la rigogliosa vegetazione di tipo mediterraneo, possono farci comprendere perché, nell’ambito del comune pometino, la concentrazione maggiore di popolazione sia distribuita nella parte occidentale del territorio, cioè verso il mare ( dove d’altra parte è più consistente la presenza di seconde abitazioni ). L’intrinseco aumento di valore dell’immobile acquisito allorquando si passa dall’originale funzione agricola a una destinazione di tipo residenziale, la possibilità di realizzare fuori della città costruzioni più confortevoli e rispondenti alle esigenze personali, costituisce ulteriore conferma a quanto già espresso.

Ferma restando l’attivazione di procedure di riconversione urbanistica e di riqualificazione funzionale mirate a conferire a queste nuove porzioni di territorio, alcune delle quali sorte, come si è detto, incompatibilmente alla realtà descritta dal P.R.G. un utilizzo più razionale e più rispondente alle esigenze degli abitanti, tuttavia anche per quanto riguarda i nuclei abitati vale la situazione già affermata per i centri urbani. Il divario cioè tra addensamento umano e mancanza di sistemi infrastrutturali e di servizi essenziali su cui far dipendere il peso urbanistico locale, ha avuto fino a questo momento come effetto la determinazione di grossi squilibri di carattere funzionale e ambientale, sia in termini di consumo di suolo eccessivo che di rapporto tra popolazione e unità di ambiente modificato nell’ambito del territorio occupato, e di presenza di infrastrutture di collegamento, isolate e idonee a servire solo poche abitazioni ; mentre l’assenza di servizi di pubblica utilità motiva la conseguente necessità di ricorrere di continuo, per le mansioni quotidiane, ai centri urbani limitrofi.

27. ISTAT, Popolazione delle frazioni geografiche e delle località abitate dei Comuni, 1951, Vol. I, fasc. 59, tav. 2, pag. 21 ; 1961, Vol. III, fasc. 58, tav. 2., pag. 22 ; 1971, Vol. III, fasc. 12, tav. 2, pag. 32 ; 1981, Vol.III, fasc. 12, tav. 2, pag. 43

28. ISTAT, XIII Censimento Generale della popolazione e delle abitazioni, Fasc. prov. ROMA, tav. 6.3., pag. 28

29. Non ritengo opportuno soffermarmi più a lungo nella descrizione delle singole località geografiche del territorio comunale di Pomezia, già segnalate peraltro nelle tabelle riepilogative allegate a questo capitolo, realizzate sulla base dei dati censuari ISTAT della popolazione delle frazioni geografiche e delle località abitate relativi al periodo 1951-91

 

Flussi migratori : dinamiche e mobilità della popolazione residente immigrata
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L’analisi effettuata sui dati censuari ISTAT relativi alle caratteristiche strutturali della popolazione ha rivelato come il forte incremento demografico del territorio di Pomezia negli ultimi trent’anni sia dovuto in massima parte al fenomeno immigratorio della popolazione residente, fortemente legato al processo di collocazione di insediamenti industriali nella regione laziale attorno a Roma.

La trasformazione del territorio di Pomezia da borgo rurale a vivace centro industriale ha determinato una seconda ondata di " colonizzazione " ( la prima infatti era quella dei nuclei familiari contadini venuti ad occupare e a lavorare le terre della nuova zona bonificata ). Si tratta di singoli individui e di nuclei familiari che hanno visto nella cittadina pontina a Sud di Roma l’occasione per un sicuro inserimento nella realtà lavorativa della zona e prospettive fiduciose di miglioramento delle proprie condizioni di vita.

Il fenomeno della componente migratoria vissuto dal territorio del Comune di Pomezia può essere sintetizzato tenendo conto dei due parametri principali della provenienza geografica ( aree del Lazio e dell’Italia Meridionale, più depresse e più carenti di infrastrutture e di risorse economiche, area della Capitale, considerata destinazione quotidiana di flussi pendolari e dei Comuni urbani limitrofi ) e dell’estrazione sociale dei flussi migratori , l’una di tipo rurale impiegata come manodopera operaia nel settore industriale e dell’edilizia, l’altra di tipo piccolo-medio borghese costituita da impiegati, dirigenti, imprenditori, funzionari, anch’essi inseriti in attività industriali o nella Pubblica Amministrazione.

Analizzando lo sviluppo della struttura produttiva del comune pometino, si può facilmente comprendere come la fase iniziale del processo di immigrazione, avvenuta cioè a cavallo tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60 sia prettamente di carattere industriale. Si tratta di un rilevante flusso di forza-lavoro proveniente per lo più dalle regioni più arretrate economicamente del Mezzogiorno d’Italia che dal settore agricolo si dirige verso l’edilizia e i comparti più marginali dell’industria manifatturiera.

Accanto a un tipo di immigrazione agricolo-industriale o rurale-urbano acquistano importanza, sempre nello stesso periodo, movimenti migratori legati a processi di sostituzione di forze di lavoro che abbandonano le campagne dalle aree più interne del Meridione a gestione latifondista verso quelle centro-settentrionali della penisola 17. Questi movimenti hanno interessato, in senso inverso, anche flussi di popolazione di struttura economica agricola dalle aree più montane e collinari del Nord-Est italiano e delle province più interne del Lazio e dell’Appennino Centrale verso le località di nuova attrazione economica, appena dopo l’entrata in vigore dei nuovi finanziamenti statali della CASMEZ.

Il periodo più intenso di nuovi arrivi nel territorio pometino, nell’era della industrializzazione, è senza dubbio quello compreso tra il 1968 e il 1972, in corrispondenza cioè della fitta concentrazione di nuove imprese industriali che l’area pometina ha conosciuto nel triennio 1967-70, e del conseguente varo del vigente P.R.G., approvato solo nella prima metà degli anni ’70.

Nonostante dunque la massiccia provenienza di popolazione dell’Italia Meridionale, originaria di zone caratterizzate da un’economia agricola sotto-meccanizzata e da ampi fenomeni di urbanizzazione non industrializzata, sono comunque la città di Roma e il resto della sua provincia, così come le altre province dell’entroterra laziale ad incidere nella dinamica migratoria della popolazione residente nel territorio di Pomezia.

Una componente dell’immigrazione locale di raggio medio-corto per distanza geografica, destinata ad assumere nel decennio 1960-71 (vd. Tav. 6,3) un valore di rilievo, è rappresentato da flussi di popolazione proveniente dall’Italia Centrale- Umbria e Marche in particolare - che apportano notevoli contributi nel campo dell’artigianato e del commercio locale. Per quanto riguarda i flussi provenienti dalle regioni più sviluppate del triangolo industriale del NW italiano, si tratta di nuclei familiari trasferitisi a seguito del capofamiglia, dopo l’apertura sul territorio di filiali di aziende con sede amministrativa situata nell’area nord-occidentale del Paese ( in Lombardia, soprattutto ), dotando così i nuovi impianti di specializzazione tecnica e di maggiori figure funzionali nei processi produttivi.

Si riscontra inoltre una buona percentuale di popolazione immigrata ( 14% ) originaria della Campania ; per la maggior parte di questi, si tratta di reimpatriati che utilizzano il bagaglio di acquisizione professionale appreso all’estero per lo sviluppo della nuova realtà d’adozione. Nel corso degli anni ’70, si assiste al forte esodo di popolazione residente nella Capitale verso la cintura urbana limitrofa. Il fenomeno riguarda in maniera vistosa anche il Comune di Pomezia.

La cittadina pometina, infatti, si inserisce nella schiera dei comuni della provincia di Roma, dove a una forte contrazione delle nascite, dovuta a modelli culturali e comportamentali riconducibili alla situazione dei Paesi più sviluppati corrisponde una forte dinamicità dell’andamento demografico sostenuta da flussi migratori che coinvolgono gran parte del territorio provinciale 18.Alla supposta saturazione manifestata durante gli anni ’70 dalla città di Roma nei confronti di continui flussi demografici, soprattutto di popolazione proveniente dalle regioni meridionali della penisola italiana, si contrappone la tendenza da parte delle zone della cintura urbana di Roma ad assorbire correnti migratorie nazionali ed estere capaci di attivare un processo urbanistico vivace proprio di una grande area metropolitana.

Il decennio 1972-1981 è caratterizzato da un andamento piuttosto irregolare del fenomeno migratorio ; alla diminuzione infatti degli immigrati rispetto al decennio precedente corrisponde un aumento delle emigrazioni, effetto della negativa congiuntura economica che investe in questo periodo il comparto non solo delle grandi, ma anche delle medie e piccole imprese della zona. Le aree di provenienza della maggior parte dei nuclei familiari stabilitisi nel corso del decennio 1972-81 nel territorio di Pomezia restano comunque la Capitale, i comuni più interni della provincia di Roma e l’Italia Meridionale, la cui popolazione subisce un incremento del tasso migratorio rispetto al decennio precedente. Molti dei loro nuclei familiari sono residenti a Roma, prima di venire ad abitare a Pomezia. Costante resta la percentuale di coloro che giungono dalle altre province del Lazio, mentre diminuisce quella proveniente dalle regioni dell’Italia Centrale ; quella originaria dell’Italia Settentrionale, registra nello stesso periodo un saldo migratorio " di ritorno". (vd. Tav. 6,3 ). Tra i nuovi residenti, infatti, il maggior numero è costituito da operai, impiegati dipendenti sia nelle aziende del territorio che nei settori del commercio e della Pubblica Amministrazione sia del territorio comunale, che della Capitale e del territorio limitrofo, e da militari delle Forze Armate.

Una buona percentuale di nuova popolazione è rappresentata dai ritirati dal lavoro provenienti in modo particolare dalla Capitale, che decidono di godersi il meritato riposo in un ambiente più tranquillo, meno tormentato dal caos e dai rumori della metropoli vicina.

Già a partire dalla fine degli anni ’70 si assiste infatti a quell’interessante fenomeno di tendenza che vede alla massiccia concentrazione di popolazione romana insediata per la prima volta in territorio pometino una vistosa diminuzione del tasso di immissione migratoria di popolazione proveniente dalle aree più rurali e più svantaggiate economicamente del territorio nazionale - premessa delle nuove dinamiche che il fenomeno migratorio assumerà a partire dal decennio immediatamente successivo e del nuovo modello di vita che il territorio di Pomezia si accinge d’ora in poi a rispecchiare, cioè di netta dipendenza dalla Capitale per vicinanza geografica e per i costanti flussi pendolari sostenuti con questa.

Nel periodo 1982-1995 19 , Roma e i comuni circostanti del suo hinterland continuano a rappresentare i bacini di provenienza della nuova popolazione residente nel comune pometino, con percentuale di popolazione immigrata per anno tra le più alte fra i comuni dell’intera provincia di Roma, alimentando così crescenti flussi quotidiani di mobilità di popolazione tra Pomezia, la Capitale e il resto del circondario romano. Dalla rappresentazione grafica della tav. 6,3., si può constatare come a una sostanziale diminuzione di popolazione proveniente dalle regioni dell’Italia Centrale e delle altre province del Lazio che pur tuttavia continuano ancora a conoscere fenomeni migratori o di spostamento verso le aree economicamente più vivaci, faccia riscontro una situazione pressochè costante di flussi di popolazione nata nelle regioni dell’Italia Meridionale con ultima residenza in Roma, di minore proporzione rispetto al decennio precedente su valore generale ma più accentuato secondo le singole zone Calabria, Sicilia e Sardegna in particolare ) e un incremento notevole invece di popolazione dalle regioni centro-meridionali di medio-corto raggio rispetto alla località di destinazione, dalla Campania soprattutto. Oltre che dall’area partenopea, la maggior parte di nuova popolazione campana stabilitasi nel territorio di Pomezia negli ultimi quindici anni risulta essere originaria delle province più interne ( Avellino, Benevento, Caserta ) dove tradizionalmente è più sentito il peso della disoccupazione giovanile e dove è più facilmente reclutabile la popolazione dedita ai settori del terziario di servizio ( commercio e artigianato locale ) e nella Pubblica Amministrazione.

Molti dei nuovi residenti provenienti dalla Campania infatti sono per lo più di giovane età con qualifica di impiegati, insegnanti, liberi professionisti che trovano sul territorio pometino occasioni favorevoli per intraprendere attività in proprio o per aprire piccole società imprenditoriali ; dipendenti pubblici, e militari in servizio sia presso il locale aeroporto di Pratica di Mare, sia presso gli enti e gli uffici istituzionali civili e militari della Capitale, o impiegati presso i comandi di stazione delle Forze Armate o di Pubblica Sicurezza del territorio circostante. Bassa è invece la percentuale di popolazione originaria dell’Italia Settentrionale che decide di stabilirsi nel territorio pometino nel corso di questo periodo, comunque tutta concentrata a cavallo tra la fine degli anni ’80 e la prima metà dell’ultimo decennio, buona parte della quale proveniente dalle aree più urbanizzate della parte nord-occidentale della Penisola.

Pur essendo difficile individuare il motivo preciso che spinge singole o gruppi di persone a fenomeni di spostamento da un’area del Paese verso il territorio di Pomezia, si tratta di immigrazione provocata da strutture economiche concrete, attive in cui ognuno è chiamato a inserirsi secondo le proprie competenze e la propria professionalità nei vari settori dell’economia produttiva locale. Riguardo infatti al tipo di attività professionale svolta dalla popolazione immigrata nel periodo preso in considerazione, si assiste a una uguaglianza numerica tra le categorie degli operai e degli impiegati. E’ interessante notare come nel periodo dell’affermazione dell’informatica nei principali settori dell’attività lavorativa e produttiva, la maggior parte della popolazione operaia immigrata nel territorio del Comune di Pomezia riesca a trovare impiego sempre più nel settore del terziario e dei servizi all’utenza, esercitando molto spesso mansioni semplici, dequalificate ; fa invece riscontro una diminuzione della manodopera operaia nell’industria.

Assai bassa è invece la presenza di imprenditori ( occupati nel commercio ) e di dirigenti ( operanti invece nel settore industriale ) con residenza fissa nel territorio di Pomezia, nonostante l'aumento degli ultimi anni.

Spostando invece l’attenzione all’universo migratorio della popolazione non attiva, gli studenti, le casalinghe e i pensionati risultano le categorie prevalenti, le une al seguito del nucleo familiare, gli altri perché riusciti a integrarsi nel tessuto sociale della cittadina.

Se tuttavia, da una parte, la presenza di attività economiche favorisce l’impiego di flussi di nuova popolazione immigrata, dall’altra parte, l’assenza di punti di richiamo, la mancanza stessa della " cultura dell’appartenenza alla città adottiva" fanno sì che i nuovi residenti non si sentano coinvolti né partecipi alle iniziative della vita cittadina. Si determinano così differenze sia di identità sociale e culturale tra vecchi e nuovi abitanti allogeni - i primi perché ormai ambientati, radicati da lungo tempo, gli altri perché attendono la fine della settimana lavorativa per ritornare, sia pure per qualche giorno, a godersi il calore e il piacere del proprio paese di origine - sia d’immagine tra Pomezia e gli altri Comuni del territorio limitrofo.

ASCOLI, U., Movimenti migratori in Italia, Bologna, Il Mulino, 1979, pag. 112

18. Provincia di Roma , " La qualità dei fenomeni evolutivi a Roma e provincia", in Dinamiche e modalità evolutive della popolazione residente nei Comuni della provincia di Roma ( 1951-1982 ), Amministrazione della Provincia di Roma, ( a cura di ), Roma, 1983, pag. 38

19. Per l’elaborazione dati della tav. 6.3., relativa alle provenienze della popolazione residente nel Comune di Pomezia, la fonte è tratta dalla tabella a pag. 182 del lavoro di ARMATO, S., NOCIFORA, E., Famiglia e lavoro in una città nuova. Il caso di Pomezia., Roma, Irsea, 1989. Per il periodo relativo agli anni 1988-1995, si ringrazia vivamente l’Ufficio Anagrafe del Comune di Pomezia per la gentile concessione dei dati richiesti

L’edilizia economico-popolare nei comparti residenziali del centro urbano di Pomezia 9.

9. Il presente paragrafo si propone di fornire una descrizione più dettagliata su alcune caratteristiche urbanistiche ed edilizie di una porzione di spazio occupato, all’interno del centro abitato di Pomezia, su cui attualmente sono riversati, oltre che il peso del continuo incremento demografico, anche gli sforzi di scelte di pianificazione urbana del passato tese a proiettare l’ampliamento stesso della città in senso NE-SW verso la costa, in una prospettiva di integrazione nel contesto naturale e insediativo del suo territorio. La posizione dell’attuale zona di espansione cittadina meridionale risulta essere vicina tanto al litorale di TorVaianica ( da cui dista circa cinque chilometri), separata solo dai lembi delle ultime lottizzazioni edificate periferiche, quanto agli insediamenti produttivi che sorgono rispettivamente nei due lati opposti della Via Pontina e della Via del Mare, alle quali è collegata da un buon sistema viario interno, ed è resa tanto più favorevole dalla presenza di un’area boscosa di interesse naturalistico pressochè unica nel suo genere, tra tutte quelle del territorio laziale, per la tipologia di specie vegetali che in essa vi crescono, a questa attigua.

Questo trova affermazione immediatamente dopo l’approvazione del P.R.G. varato nella seconda metà degli anni ’60, fondato essenzialmente sul criterio di separazione tra zona adibita ad abitazioni e zona industriale, quest’ultima posta lungo il percorso delle maggiori arterie di attraversamento del territorio comunale stesso, capace, almeno nelle previsioni di pianificazione territoriale, di dare risposta a un tipo di sviluppo convulso e troppo spesso insoddisfacente alle effettive esigenze dei nuovi particolarismi insediativi locali. Il P .R.G. del 1967 trova pertanto attuazione nella realizzazione dei Piani di Zona, introdotti dalla legge 167/1962, che hanno munito il territorio urbano di un irrinunciabile mezzo di intervento settoriale nel campo dell’edilizia economico-popolare e che prevedono l’individuazione dei comparti in cui sarebbero successivamente sorti i nuovi complessi residenziali dell’area di espansione cittadina rientrante sotto il toponimo " Nuova Lavinium", così come in una serie di altri interventi edilizi e di urbanizzazione nelle zone dotate di Piano Particolareggiato Esecutivo ( centro abitato di Pomezia, nuclei abitati di Campo Ascolano, Martin Pescatore, TorVaianica Alta, zone industriali ) e in quelle dotate di Lottizzazione convenzionata ( comparti posti immediatamente a ridosso del centro abitato di Pomezia ) 10. Diversità nell’aspetto insediativo e nella dimensione volumetrica caratterizzano le concentrazioni abitative dell’espansione urbana dell’abitato di Pomezia dal resto del panorama residenziale centrale.

Nel nucleo urbano del centro capoluogo escluso dall’integrazione dei Piani di Zona della legge 167/1962 prevale infatti la tipologia semiintensiva a palazzina, disposta nel senso preferenziale della lunghezza parallela o perpendicolare agli assi viari, di gran lunga preponderante sull’altezza mai superiore ai 4/5 piani fuori terra, con copertura finale a terrazzo o ad attico, interrotta solo da isole intensive individuabili in alcuni aggregati " in blocco " di costruzioni a destinazione abitativa disposti parallelamente tra la viabilità di attraversamento del nucleo urbano centrale e la S.S. 148 Pontina. Forme intensive con appendici " ad addensato " e sviluppo verticale degli organismi abitativi rispetto alle dimensioni planimetriche più contenute dell’area di lotto occupata sembrano costituire l’aspetto dominante delle tipologie insediative di nuova realizzazione.

Considerando infatti la divisione dei comprensori della nuova urbanizzazione pometina in funzione della distribuzione di popolazione residente, si può notare come la forte concentrazione abitativa privilegi con andamento rettilineo N-S la direttrice Via Matteotti - Piazza San Benedetto - Via S. D’Acquisto - Via A. De Gasperi, laddove cioè sussistono organismi edilizi esposti più direttamente a direttrici di integrazione con il resto della viabilità di collegamento del nucleo urbano centrale pometino con il territorio circostante, o, nel caso dei comparti occidentali e settentrionali della nuova perimetrazione cittadina, più direttamente collegati a concentrazioni industriali.

La necessità di stringere un legame sempre più intrinseco tra area residenziale e area produttiva, così come la volontà di ridurre i costanti flussi pendolari provenienti dalla Capitale e dal circondario limitrofo e di associare all’ampia fruizione residenziale dei nuovi spazi un adeguato sistema di servizi di ordine pubblico e di attività commerciali, sono alla base delle scelte localizzative e funzionali degli agglomerati edilizi dell’ampliamento urbano cittadino.

Le sue ramificazioni sono, rispettivamente, in direzione W, attraverso il quartiere residenziale " Collefiorito" con la SP.101 e i comparti di prossima attuazione D, E, F, fino al vecchio borgo di Pratica di Mare, mentre verso Sud, Sud-Est, invece,la perimetrazione insediativa delle strutture abitative a destinazione economico-popolare coincide con il limite meridionale della perimetrazione del centro urbano di Pomezia, comprendendo cioè tutte le aree a monte dell’arteria a scorrimento veloce della S.S.148 Via Pontina e l’adiacente viabilità di congiungimento con i quadranti orientale e sud-orientale della planimetria del territorio comunale 11. Circa invece la concentrazione di popolazione residente, emerge come quest’ultima sia maggiormente accentrata in corrispondenza di fabbricati con volumetria intensiva a " torre " o ad aggregato in linea o in blocco, largamente preponderante rispetto alla proiezione orizzontale ( comparti B,C,A,H,G ; Piani di Zona delle aree di espansione residenziale del centro urbano pometino, contrassegnati dalle sigle P8, P7, P6, P9 ), così come appaiono evidenziati nella rappresentazione cartografica della tav. 1.4.

Procedendo, dunque, nell’insolito itinerario attraverso i comparti residenziali di organismi edilizi di destinazione economico-popolare del centro urbano di Pomezia secondo concentrazione abitativa nei complessi residenziali esistenti, e con andamento N-S, per quanto riguarda la parte settentrionale della planimetria urbana del capoluogo comunale, gli organismi edilizi del " comparto B " e di quello, posto più a occidente, cioè il " comparto C" 12 , che nella suddivisione per comitati di zona rientrano nel toponimo urbano di " Collefiorito " e che da soli concentrano una popolazione di circa 2800 residenti 13 , risultano essere stati i primi, in ordine di tempo, ad essere realizzati beneficiando delle disposizioni normative in materia di edilizia economico-popolare, e ubicati più a ridosso delle maggiori concentrazioni produttive locali - costruiti dopochè il Comune, una volta provveduto all’individuazione delle nuove zone di espansione, attiva disposizioni sul piano tecnico assegnando all’ente IACP-ex GESCAL la possibilità di operare strutture di destinazione abitativa sulle aree di nuova approvazione.

Più articolata la struttura concepita nel " comparto A ", uno dei più densamente abitati del quadrante meridionale della zona di espansione residenziale del centro urbano di Pomezia, rientrante nel quartiere cittadino " Nuova Lavinium " ( con una popolazione superiore alle 2000 unità di residenti fissi 14 ), realizzato quasi contemporaneamente ai due già sopra descritti.

L’attuale fisionomia assunta dal complesso fabbricato, concepito, in realtà, all’inizio con l’intenzione conforme alla prescrizione del P.R.G., di rispondere cioè alla individuazione della nuova zona residenziale con funzione di potenzialità e consistenza tale da fare del comparto medesimo così come di quelli immediatamente adiacenti il " centro nuovo " di Pomezia 15 , è il risultato di una incontrollata azione di speculazione che ha dimenticato le esigenze concrete più volte sollecitate dalla popolazione ivi residente, con i conseguenti disagi legati essenzialmente all’assenza di decenti collegamenti con il resto della città e di servizi di pubblica utilità che ne fanno gravare il baricentro ancora nel nucleo urbano centrale.

Proseguendo l’itinerario nei comprensori residenziali del quartiere " Nuova Lavinium", la direttrice Via A. De Gasperi fa da spartiacque tra i comparti " G" e " H ". ( vd. Tav. 1.4 ). Il primo è posto a destra dell’asse viario, provenendo dal nucleo centrale, e comprende la concentrazione maggiore di popolazione residente nella nuova area di espansione cittadina ( circa 4700 abitanti ) 16 , il secondo, invece, a sinistra dell’asse viario di riferimento comprende una serie di organismi di cubatura eterogenea e di diversa matrice fabbricativa, con una popolazione decisamente superiore a quella del limitrofo " comparto A ", oscillante tra i 3000 e i 3500 abitanti 17 .

La struttura insediativa dei due maggiori comparti residenziali della zona di ampliamento meridionale cittadino è costituita per la maggior parte da cooperative private dotate di assortimenti di alloggi di varia dimensione, su disposizione lineare, integrate dall’ampia presenza di spazi verdi concepiti con funzione di raccordo tra i vari punti del comprensorio e di separazione tra area residenziale e servizi pubblici ( scuole, esercizi commerciali, ecc. ). Una porzione dell’area è occupata da realizzazioni dello IACP, a cui si affiancano accanto ad iniziative immobiliari private realizzazioni in linea, che il Comune, principale titolare e gestore degli stabili edificati, ha assegnato con particolari contratti di affitto agli inquilini coabitanti.

Nell’ambito del programma di interventi di urbanizzazione della città, accanto alla realizzazione di organismi abitativi di destinazione pubblica, si assiste, a partire dalla seconda metà degli anni ’80, all’adozione dei P.P.A ( Programmi Pluriennali di Attuazione ) che determinano il completamento con edificazioni di carattere privato o convenzionato ( cooperative immobiliari o di istituti assicurativi ) della direttrice Piazza San Benedetto - Via A. De Gasperi, e l’adempimento delle previsioni di espansione verso le aree a lottizzazione convenzionata più periferiche rispetto alla perimetrazione cittadina, nonché interventi in nuclei abitati minori 18 .

Il riscontro di tali affermazioni si esprime nella realizzazione dei comparti P8 ( 743 abitanti ), P7 ( 823 abitanti ), P9 ( 1745 abitanti ), interni al centro abitato, P6 (1558 abitanti ), unicamente realizzato a ridosso della statale 148 Via Pontina ( vd. tav. 1.4).

Spostandoci, infine, al di fuori della perimetrazione cittadina, macchiature intensive di edilizia economico-popolare al momento sono pure riscontrabili nei comparti di nuova pianificazione D,E,F, della planimetria urbanistica comunale, divisi rispettivamente nell’area che si estende dal centro abitato di Pomezia al quadrante orientale della località abitata di Pratica di Mare, per un totale previsto di 7000 vani per l’edilizia residenziale privata e di circa 5800 vani per quella pubblica, e nel comparto che attualmente sorge presso l’aggregato industriale di Santa Palomba, per un totale di 2200 vani per l’edilizia privata e di 3000 vani per quella a destinazione pubblica 19 , contemperando pertanto, accanto a volumetrie intensive, strutture destinate ad attività terziarie e di servizio. L’obiettivo del nuovo intervento di revisione e di ampliamento urbanistico viene letto così nella volontà di estendere il centro urbano di Pomezia, ormai proiezione diretta della grande città vicina, non solo dal punto di vista abitativo, ma anche con strutture urbane più organiche, nelle nuove zone oltre il vecchio nucleo centrale, attraverso cioè la realizzazione di un distinto organismo di più ampio respiro all’interno di un intenso e variegato contesto industriale e commerciale, con il quale condividere le future scelte di qualità e di crescita dell’importante Comune dell’hinterland metropolitano romano 20.

8. Si veda, a tale riguardo, il volume di DE VECCHIS, Gino, L’ampliamento di Roma nella costa laziale mediante la casa seconda, Roma, Istituto di Geografia, Facoltà di Lettere e Filosofia-Università " La Sapienza", 1979

10. Comune di Pomezia, "Il 2° piano Pluriennale di attuazione del Comune di Pomezia ( 1991-1995 )", a cura del dr. Arch. C. Michelato , in " La Città, ieri e oggi ", IV, n. 4, Pomezia, 1992, pp. 10-11

11. Comune di Pomezia, Relazione illustrativa della Planimetria del P.R..G. del Comune di Pomezia, tavv. 1-3-4

12. Comune di Pomezia , Planimetria dei Piani di Zona del centro urbano di Pomezia

13. dato fornito dall’Ufficio Anagrafico del Comune di Pomezia

14. dato fornito dall’Ufficio Anagrafico del Comune di Pomezia

15. Comune di Pomezia , Relazione illustrativa e finanziaria dei Piani di Zona dei comparti "A","G", "H" beneficianti della legge 167/2, Pomezia, pp. 1-3

16. dati forniti dall’Ufficio Anagrafico del Comune di Pomezia

17. dati forniti dall’Ufficio Anagrafico del Comune di Pomezia

18. Comune di Pomezia , " Il 2° Piano pluriennale di attuazione del Comune di Pomezia ( 1991-1995)", a cura del dr .Arch. C. Michelato , in " La Città, ieri e oggi ", IV, n. 4., Pomezia, 1992, pag. 11

19. Comune di Pomezia , op. cit., in " La Città, ieri e oggi ", IV, n. 4., Pomezia, 1992, pag. 11

20. Comune di Pomezia , op. cit., in " La Città, ieri e oggi ", IV, n. 4., Pomezia, 1992, pag. 11