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Dalla morte alla vita di Antonio Stanca
Un’opera che sembra si faccia da sola tanto la scrittura è vicina, aderente al narrato. Non c’è pensiero, sentimento, umore dei personaggi che non venga colto, non c’è luogo o parte di esso che non partecipi di quanto accade, che non viva. E’ un processo di animazione incontenibile quello avviato dalla Loy nel romanzo, è la vita nella totalità dei suoi esseri a venire trasferita sulla pagina ed in maniera così naturale e spontanea da riuscire, già dall’inizio, una lettura facile ed avvincente, da tener legato chi legge fino agli ultimi esiti. La storia privata di una famiglia, s’è detto, viene collegata con quella pubblica degli anni tra i ’30 ed i ’60, si svolge parallelamente ad essa, s’intreccia con essa tramite i suoi membri e come essa precipita per poi sollevarsi. Mentre sembra che nel mondo non si parli d’altro che di nazismo, fascismo, grandi imprese, la Loy mostra come tra tanto clamore c’è pure altra gente che vive altra vita, quella quotidiana, domestica e come questa, pur lontana e diversa, finisca col venire coinvolta. La guerra che seguirà quei proclamati trionfi non risparmierà nessuno soprattutto quando i soldati tedeschi “traditi” metteranno a ferro e fuoco l’intera penisola, distruggeranno la vita ovunque essa si trovi. Feroci saranno e cruda, spietata sarà la scrittura che li renderà, sarà, come ogni volta, quella che la circostanza richiede ma sarà pure, come ogni volta, capace di cercare quanto ancora e sempre è possibile se non per il momento per la vita che seguirà e durerà nonostante esso, dopo di esso. “Nero è l’albero dei ricordi, azzurra l’aria” vuol dire che malgrado le avversità si può sempre sperare, che insieme alla morte c’è pure la vita, che dopo il buio della notte viene la luce del giorno, che è dell’uomo vivere e non morire, credere e non disperare. Una serie di problemi si abbatterà sulla famiglia romana presentata all’inizio: fallirà l’azienda condotta dal padre, il figlio Ludovico avrà molte difficoltà prima di raggiungere una posizione sicura, moriranno il padre e la figlia Lucia per la sua sventatezza, la madre non rinuncerà mai ai suoi vezzi, ai suoi amanti pur in tempi di gravi, disperate condizioni economiche, morirà lasciando, insieme a Ludovico, l’altra figlia Giulia, quella che ripercorre, nel libro, la storia della famiglia e, attraverso essa, l’altra delle persone venute a contatto, dei luoghi, degli eventi con i quali queste erano legate e dai quali provenivano. Un ricordo che cresce in continuazione è questo romanzo della Loy, una scrittura che dal privato, dal particolare si estende al pubblico, al generale senza, tuttavia, rinunciare a nessuna delle due parti e mostrandosi capace di muoversi con facilità tra esse. Tale mobilità avviene pure per i tempi della narrazione: sono quelli della memoria di Giulia e, come avviene quando si ricorda, non seguono un ordine logico ma si spostano in continuazione, trascorrono dal presente al passato più prossimo o più remoto o viceversa creando un movimento mai interrotto, mettendo in azione un numero incalcolabile di persone, situazioni, luoghi, ambienti, di pensieri, azioni, sentimenti. E’ un universo mai fermo e mai finito questo romanzo, è un’umanità immensa di persone, volti, discorsi, amori, passioni, morti. C’è, in esso, tanta storia, tanta vita e riguardo ad un tempo che generalmente si ritiene conosciuto. Si ha, peraltro, ad ogni momento della lettura l’impressione di scoprire, di sapere di più di quanto si credeva e che questo avvenga in maniera naturale grazie, cioè, ad una scrittura semplice, scorrevole costituisce un altro motivo del fascino esercitato dalla Loy, un’altra prova che ci sono ancora veri, grandi scrittori. |
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